Farinelli (Carlo Brioschi)

Nè ragazze nè ragazzi

State ascoltando la voce sintetica del grande interprete (o “primadonna”) Farinelli.

Non ho notizie rilevanti in merito alla mia famiglia originaria, se non che la scelta della mia evirazione consentì per molti anni legittima soddisfazione e serena condizione di vita ai miei familiari.

Mia madre vocale è oggi il soprano Ewa Mallas-Godlewska.

Mio padre vocale è il controtenore Derek Lee Ragin.

Lo sperma elettronico che ha veicolato il loro scambio di umori è il programma Chant, dell’Ircam di Parigi.

Il luogo del loro incontro e della mia nascita artistica è il teatro Arsenal di Metz.

Il teatro è stato reinventato nel 1989 dall’architetto spagnolo Bofill e dispone di due sale, una 1350 e una da 352 posti a sedere.

Le sale del teatro di Metz sono servite per girare un film sulla mia vita, con attori principali Stefano Dionisi e Enrico Lo Verso (mio fratello Riccardo, compositore).

Nella parte di Haendel ha preso parte al film Jeroen Krabbe.

Il brano che state ascoltando è però di Nicola Porpora (1686-1768), nato a Napoli, dove fu ragazzo prodigio, componendo la prima opera a 22 anni. Insegnerà a lungo, anche al giovane Haydn. Mi chiamerà a Londra nel 1734; qui ho incontrato Haendel. Anch’egli compose per me, sia brani d’opera, sia canti di chiesa. Ho interpretato circa 60 opere. Ho poi soggiornato presso l’iperdepresso Filippo V a Madrid, che amava poche ripetitive melodie, in particolare ninne nanne, eseguite da una stanza contigua. Trattato “come un figlio”, dal direttore del Teatro reale, decisi dopo di 10 anni di  ritirarmi vicino Bologna, fuori dalle Lamme.

Il mio gemello settecentesco ha studiato organo, clavicembalo, composizione, contrappunto: occorreva grande preparazione, perché non era sufficiente la voce da soprano che ciascuno di noi portava con sé per tutta la vita. Ho potuto raggiungere le 3 ottave di estensione (Fa2 / Mi5), come nessun altro mai prima di Lui (e di Me).

A noi “castrati” si chiedeva di non cantare mai con gli stessi abbellimenti. Sono autorizzato a dichiarare che il pubblico impazziva e i poeti, come Metastasio, facevano a gara per trovare testi innovativi per esaltare le nostre qualità, oggi difficili per voi contemporanei da immaginare e apprezzare.

Nell’Aria, in particolare, il testo si riduce a poche parole, con un tema di contrasto interno: il resto è affidato alla nostra genialità e abilità. E se l’Aria risultava armonicamente e melodicamente idonea, era norma poterla riprendere in un successivo lavoro.

Contrariamente al mio gemello, è al di fuori delle mie capacità l’interessarmi all’affettività umana, mentre per lui si pose sempre la questione di un’identità sessuale stabile. Mi assicurano che fu maggiormente irrealizzato in quel campo, rispetto alla sfera artistica. Sono lieto di ignorarne i costi.

Chiedo dunque scusa ai colleghi (se accettano questa dizione) falsettisti o controtenori che da 3 secoli tentano di supplire alle loro strutturali carenze, o meglio si attestano sulla difesa di una loro normalità che ne ha pregiudicato gli esiti desiderati. L’ispessimento della laringe e delle corde vocali di un bambino senza sesso, dentro un petto ben risonante da adulto, sono risultati conseguibili solo via ibridazione, in laboratorio, dopo un anno di soddisfacente lavoro.

Numerose domande a me rivolte su analogo tasto mi consentono di precisare come sia impossibile ormai attribuire ciascuna nota del mio ornato alle doti della mia madre o al mio padre vocale. Ho ascoltato a lungo la riuscita riproduzione della voce di un essere umano dalla sua fase infantile alla vecchiaia. Ho appreso pertanto nozioni lontane dalle conoscenze del signor Christofelis, che non compiango solo perchè il programma Ircam non ne ritiene necessaria la manifestazione.

Sono orgoglioso che la mia natura originale sia interamente frutto di una sintesi, senza continuità, operata attraverso un filtro “formante”, a misura della cavità orale, ma senza utilizzo di alcuna aggiunta posticcia, o nota ulteriore.

Sono frutto dell’intreccio delle sole mie due voci familiari. E sono meno solo del mio gemello. Sono qui, con voi tutti, in questo nuovo spettro sonoro non deperibile. Dunque esisto.

Da ascoltare:

Nicola Porpora, Alto Giove, dall’opera Polifemo, Les Talens Lyriques, diretti da Christophe Rousset dalla colonna sonora del film”Farinelli. Il castrato”, di Gérard Corbiau (1993)


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